
Anonimo
in Verello veritas o se preferite in Verello stat virtus e ancora in Verello I trust o meglio Verello docet

Come si sente un uomo che esce di galera dopo 20 anni? Adesso posso dirlo. Perché non è stata forse una schiavitù, un carcere, questa avventura studentesca iniziata circa 20 anni fa, praticamente da quando ho messo per la prima volta piede alle elementari, e finita ieri quando ho varcato l'uscita della facoltà di farmacia? Io dico di si, almeno, per me è stato così. Ed uscendo fuori all'aperto guardando il cielo azzurro senza una nuvola, proprio come appariva nei miei sogni sul giorno del mio ultimo esame, camminando sbandando come un ubriaco, ero felice. E non capivo perché! Era come un riflesso a qualcosa che doveva essere, una conseguenza ad una situazione che si era sempre sognato, pianificato da anni e anni. Ma non era artificiale, era vera, sincera, naturale. Forse gioia allo stato puro. Ma più di tutto, mentre andavo vagando per i prati, senza una meta, un riferimento, ho capito cosa vuol dire essere liberi. La libertà non è essere, ma è non dovere. Tutto qua. Tu non sei libero se sei qualcuno o se fai qualcosa, sei libero se non devi essere nessuno o non devi fare qualcosa. Inutile negarlo, crediamo di vivere in un epoca di democrazie, fieri di essere liberi dalle tirannie passate e dalle dittature. Ma in verità, oggi è come allora o forse peggio: appena nasciamo siamo già segnati, schedati, registrati. Quello che dobbiamo fare da 6 a 18 anni è già scritto e quello che faremo dopo non è obbligatorio, ma è sottinteso, poiché oggi "senza un pezzo di carta" non si fa più niente. Ammiro chi ha il coraggio di ribellarsi, di rischiare, di tentare fortuna in altro modo, di mettere in gioco e sfruttare fino in fondo le capacità che ognuno di noi possiede. Allora essere libero forse vuol dire avere coraggio, non aver paura, magari avere un pizzico di incoscienza, ma non temere niente e nessuno, ne dei ne uomini. Un uomo libero è un uomo che non teme niente, nemmeno la morte, un po' come il mitico William Wallace di Braveheart...
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“Ricordati che oggi viene l’idraulico alle cinque!”
Va bene.
“Ricordati che ti hanno chiamato per quel lavoro.”
Va bene.
“Ricordati di non essere aggressivo e di non rispondere come tuo solito!”
Va bene.
“Ricordati che non sono la tua serva!”
Va bene.
“Ricordati di tirare su il lettone.”
Va bene.
“Ricordati del compleanno di mia madre!”
Va bene.
“Ricordati che sono una donna mica un uomo!.”
Va bene.
“Ricordati che questo fine settimana non ci sono!”
Va bene.
“Ricordati che voglio andare a Venezia sabato l’altro.”
Va bene.
“Ricordati che non ti amerò in eterno solo perché stiamo insieme!”
Va bene.
“Ricordati che domani scade la rata del televisore.”
Va bene.
“Ricordati più spesso delle persone che ti vogliono bene.”
Va bene.
“Ricordati di allacciare la cintura!”
Va bene.
“Ricordati il sacchetto della spazzatura.”
Va bene.
“Ricordati che non mi piace quella camicia nera.”
Va bene.
“Ricordati che non sei mica depresso solo tu!”
Va bene.
“Ricordati che ho avuto un’infanzia difficile”
Va bene.
Gentili signore e signori, in questo spazio si vuole porre luce sul considerevole numero di storielle, motti, proverbi e detti appartenenti al folklore dell'italico popolo che citano il Verello, a volte come semplice spettatore, a volte come solo e indiscusso protagonista. Questo spazio è dedicato alla riscoperta di quei detti tramandati a noi da padri della lingua come Cesare, il Foscolo, l'Ariosto, il Dante o il Pinnen, proverbi che a volte nascondono un'origine che potrebbe indurre l'occhio non esperto a credere che la suddetta origine possa essere frutto di immaginazione. Si riportano pertanto alcuni esempi di motti e proverbi con di seguito una breve, ma illuminante spiegazione della più probabile origine che tali proverbi hanno:
Il Verello è una variante del tressette normale dove lo scopo del gioco sembrerebbe quello di NON fare punti, ma in realtà è quello di non prendere il Verello (Asso di Bastoni), perché un tale atto comporterebbe la derisione e lo scherno da parte di tutti i giocatori presenti. A differenza del tressette standard, dove in genere si dovrebbe giocare a squadre, Verello si gioca da soli, con un minimo di tre persone.Questo "Tressette a perdere" viene giocato solitamente in cinque persone ed usa, come da tradizione, carte napoletane, 40 carte con: Denari, Spade, Bastoni e Coppe. Per ogni seme il valore delle carte è decrescente secondo questo ordine: 3 , 2, 1, 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4.
Nel Tressette a perdere il valore delle carte, ai fini del punteggio, è il seguente:
Asso: 1 punto
3, 2, 10, 9, 8: 1/3 di punto
L'asso di bastoni è il Verello, una carta speciale che vale 11 punti.
Il totale del punti deve essere 21.
Le regole
Il Mazziere è il giocatore che distribuisce le carte, 8 carte a ogni giocatore. Ad ogni mano il turno passa al giocatore di destra.
Il giocatore alla destra del mazziere inizia la prima mano giocando una carta che determina il seme "che comanda".
Gli altri giocatori devono rispondere con una carta dello stesso seme, se ne hanno. Se un giocatore non ha carte di quel seme, si dichiara orgogliosamente dicendo "sto piombo" al quel seme e può giocarne qualunque altra. La carta di più alto valore del seme "che comanda" fa la presa e chi l'ha giocata inizierà la mano successiva.
N.B. Al primo giro non si può aprire il gioco con i bastoni, non può essere gettato l'Asso di Bastoni nè qualunque altra carte di bastoni.
Il primo che arriva a 51 punti perde ed esce dal gioco. I quattro giocatori rimanenti continuano a giocare altri mani, con 10 carte a testa, finché un altro giocatore non perde superando 51 punti. A questo punto i tre che rimangono giocano ancora levando una carta a caso, che contribuirà alla fine della mano ai punti del giocatore che farà "
Il Calcolo dei punti: il grande mistero della Reta…
Il giocatore che fa l’ultima presa, si dice che “si è fatto
N.B.: Si è anche verificato un caso in cui un giocatore che aveva solo un punto alla fine della mano, ma che si è fatto
Il Verello attraverso i Secoli
La storia del Verello ha una tradizione millenaria. Sono stati ritrovati antichi reperti che lo testimoniano.
La famosa mummia Otzi (il realtà è Ozzy) è stata ritrovata dagli antropologi con un tronchetto di legno di
Anche gli Incas, gli Indii di america, solevano (e solavano) giocare a Budello. Il gioco era simile al Verello originale, ma si giocava tutti di spalle a P incas mezzi (il p greco non era ancora stato inventato), che corrisponde ad un angolo di circa 79°
Con la caduta dell’Impero Romano e il diffondersi del Cristianesimo, la pratica del Verello venne abbandonata, perché ritenuta dai Papi un rito satanico di accoppiamento con Satana. Dante collocò i giocatori di Verello nell’Inferno affianco a quello dei sodomiti, ed erano stati condannati insieme a questi ultimi, a darsi Verelli per l’eternità, in una partita a carte che finiva a chi arrivava prima all’infinito e con Asso Bastoni sempre piombo per tutti. Durante il medioevo alcuni viziosi del gioco continuarono a praticare di nascosto e fondarono delle sette, come quella dei Templari Gay, che non erano altro che buon temponi ai quali piaceva tanto il Verello.Durante il Rinascimento il Verello tornò in voga nelle corti fiorentine ma portò a scontri violenti in città. Da una parte vi erano i Guelfi, che inneggiavano alla Briscola con Adriano, e dall'altra vi erano i Ghibellini, che reclamavano l'indiscussa sovranità del solo Verello. Walter il Magnifico, che all’epoca era anche un ottimo giocatore di basket medievale, mise tutti d’accordo, proclamando una festa cittadina lunghissima, una bisca ininterrotta di 3 mesi, che stremò i rivoltosi e placò gli animi più biscaioli. Alla fine della festa, nessuno volle più sentire parlare di carte...almeno fino al Natale successivo.
Il Gergo: il vero segreto del successo!
Il gergo del Verello è una vera e propria espressione di arte linguistica. E' il frutto di nobili ed aristocratiche menti che negli anni hanno coniato termini linguistici di un astrattismo metaforico neoclassico (non mi chiedete che significa) prossimo all'eccellenza. Il gergo si divide in due parti principali: "i modi di dire" e "le esclamazioni".
I modi di dire:
Benvenuti amici sportivi, in una serata molto sportiva...